Spiga

Pirati dei Caraibi, la Disney farà causa alla versione porno.

(Affari italiani) La trilogia sui "Pirati dei Caraibi" con Johnny Depp, Orlando Bloom e Keira Knightly avrà una versione porno, intitolata "Pirati 2: la vendetta di Stagnetti". Il logo del film porno è molto simile a quello Disney, la storia è ancor più simile (anche se i nomi dei personaggi sono stati cambiati), insomma ci sono le basi per una battaglia legale tra Disney e Digital Playground.

Secondo un proverbio americano "l'imitazione è la più alta forma di ammirazione", ma alla Disney non sono disposti a tollerare che il capitano Jack Sparrow e gli altri personaggi entrino a far parte di un film a luci rosse. Tra l'altro, "Pirati 2: la vendetta di Stagnetti" viene annunciato come il più costoso film porno della storia: ci sono effetti speciali, costumi elaborati, spettacolari combattimenti, tecnologia digitale e una vera trama. Insomma, non si tratta del classico film XXX in cui gli attori si spogliano

"Pirati 2: la vendetta di Stagnetti" può contare su un cast di star dell'industria a luci rosse: Jenna Haze, Bella Donna (ovviamente, è il nome d'arte), Abbey Brooks e Sasha Grey. Nel 2005, era già stato prodotto un film porno ispirato alla trilogia Disney: si intitolava semplicemente "Pirati" e non suscitò molte polemiche. Forse, perchè non aveva avuto un lancio in grande stile come "Pirati 2: la vendetta di Stagnetti".

Sesso, gli italiani sognano il mènage à trois e il maschio è fissato col sedere.

(Il Messaggero) Io, te e lei: agli italiani piace farlo a tre. O forse sarebbe meglio dire "piacerebbe", visto che si parla di fantasie sessuali. Ebbene sì, il 65% dei maschi italiani è ossessionato dal "mènage à trois", che è il sogno più bollente anche per il 25% delle compatriote. Lo svela l'indagine "Qual è la tua ossessione segreta?", svolta per Calvin Klein da "iModerate research technologies", e condotta fra Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Russia, Germania, Italia e Spagna, con 8mila persone intervistate, tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

Agli italiani non piace farlo "strano". I maschi italiani, quindi, fantasticano soprattutto sul "mènage à trois". Al secondo posto nella classifica delle loro fantasie, c'è la seduzione delle ragazze più giovani. I maschi nostrani brillano, però, per un record, quello di avere la percentuale più bassa al mondo di preferenze per avventure e tresche amorose (21%). Dall'indagine emergono anche risultati che sorprendono: gli uomini sono meno trasgressivi di quanto le donne credano. Ad esempio, davvero pochi di loro pensano a soluzioni estreme o particolarmente hard come fare video sexy, essere legati o travestirsi. Insomma, a pochi piace il famolo strano, come diceva Verdone in un film.

Italiane fissate per la chirurgia estetica. E se nel mondo, nella preferenza per il "mènage à trois", gli uomini italiani sono terzi, le loro connazionali detengono il primato. Insieme alle russe, inoltre, le italiane hanno anche il primato nell'immaginare un'avventura sessuale (39%). Le donne sembrano avere le idee molto chiare anche su un altro fronte: se devono indicare il fattore o la qualità maschile che accende le loro fantasie erotiche, dicono il fondoschiena (47%) e gli occhi, apprezzati dal 41% delle signore. L'indagine rivela poi che le italiane, più che gelose del partner, sono attente a sé stesse: se la chirurgia estetica, nella classifica mondiale è la seconda ossessione più frequente, per il 44% delle italiane è la prima. La gelosia per il partner, al primo posto tra le ossessioni mondiali, retrocede invece in seconda posizione (43%). In Europa, al primo posto tra le ossessioni delle donne ci sono l'ex amante, l'essere legate e il guardare video pornografici.

Gli italiani guardano il "lato b". Dai dati emergono conferme sugli stereotipi più diffusi, come quello che gli uomini, quando pensano alle donne, si concentrano sulla fisicità: il seno (primato americano con l'83%), il sedere (al primo posto nelle preferenze degli italani, con il 73%), la lingerie e le gambe. Le signore, invece, pare che apprezzino maggiormente le esperienze sensoriali più larghe e anche sfuggenti. Inoltre, i dati dell'indagine parlano chiaro: il sentimento dell'amore è stato smitizzato. Lo scatto della cosiddetta scintilla dipende dagli ormoni e dai feromoni: per le donne, per esempio, se c'è qualcosa che accende il corpo e il cuore, è l'odore dei maschi.

Gli americani preferiscono i film porno. Sono tante e diverse le fantasie e le ossessioni che distinguono ogni Paese. Gli Stati Uniti, ad esempio, detengono il primato di preferenze per la pornografia (73%) assieme ai canadesi (65%), che nella lista delle ossessioni mondiali è in seconda posizione. L'autoerotismo è la fantasia segreta per il 62% dei maschi americani, seguita dall'ossessione per ex amanti (35%) e per le celebrità (22%). Non dissimili le passioni delle compatriote: la masturbazione incassa il 41% di segnalazioni e la passione per le celebrità il 37%. Il 25% delle donne ammette di essere attratta dall'uomo della porta accanto, mentre i sex toys sono gli oggetti delle fantasie di americane (45%), canadesi (44%) e tedesche (40%).

Gli inglesi i più trasgressivi. La passione per donne più giovani (61%) e il sesso a tre sono le priorità tra le fantasie, per gli uomini canadesi (59%), russi (53%) e spagnoli (56%), ma i campioni del desiderio verso le più giovani sono i tedeschi (70%). Gli inglesi sono i più trasgressivi al mondo: amano le pratiche di bondage, ovvero l'essere legati (25%) e condividono con gli americani il primato nella fantasia del travestimento (9%). Riguardo le avventure e la gelosia, le donne inglesi sono le più gelose (44%), seguite dalle russe (43%). Il desiderio di relazioni extraconiugali contraddistingue invece le spagnole (38%), che solo in seconda posizione indicano la gelosia (36%) come sentimento ricorrente. Per quanto riguarda i maschi, i più gelosi di tutti sono i russi (35%), mentre gli spagnoli (58%) fantasticano più degli altri sulle storie amorose extraconiugali, superando tutti anche nella fantasia di girare un video porno (45%).

Milano. Faceva sesso con i clienti assieme al suo cane.

(Affari italiani) Offriva il proprio cane, un pastore belga di cinque anni, per prestazioni sessuali a pagamento nel proprio appartamento in via Tonale a Milano. Prestazioni che a volte prevedevano anche il diretto coinvolgimento della padrona. La protagonista della storia è una donna 29 anni di nazionalita' brasiliana. E' stata scoperta e denunciata da un volontario dell'associazione AIDAA che ha operato in incognito dopo una segnalazione anonima giunta nei giorni scorsi allo sportelloanimali@libero.it, lo sportello telematico di segnalazione riservato ai problemi di condominio ed ai reati contro gli animali dell'Associazione italiana difesa animali ed ambiente.

La donna pubblicava gli annunci a pagamento sotto la copertura di centro massaggi, in realta' per una clientela molto selezionata la brasiliana offriva anche prestazioni di altra natura, tra cui i rapporti sessuali con la presenza attiva del proprio cane (e su richiesta con la presenza di lei stessa): un bellissimo pastore belga di cinque anni appositamente addestrato per le prestazioni di carattere sessuale. La prestazione con la presenza del cane andava dai 150 ai 300 euro. Lorenzo Croce, presidente nazionale AIDAA, spiega: "Venuti a conoscenza della situazione grazie alla segnalazione di un'inquilina del palazzo dove si prostituisce la brasiliana, i volontari della nostra associazione si sono finti clienti ed hanno contrattato in tre diverse circostanze la prestazione senza ovviamente usufruirne, fino a venerdi scorso quando io stesso con due volontari ho effettuato un blitz nella casa di tolleranza fingendomi cliente e ho finto di concordare la prestazione con l'uso dell'animale per la quale ci e' stato chiesto un importo di 250 euro a testa". Da qui la decisione di denunciare la prostituta alla procura della repubblica di Milano per maltrattamento sugli animali. Non e' questo il primo blitz di AIDAA per contrastare la prostituzione con animali a Milano. Lo scorso anno erano state sette le prostitute denunciate per il medesimo reato nel capoluogo lombardo dagli animalisti dell'AIDAA.

Confessioni di una mistress: "Gli uomini pagano 1200 euro all'ora per farsi frustare".

Sapphiria DeSade è diventata popolare con la trasmissione Lucignolo.

(Cronaca qui) È la “mistress” più famosa d’Italia. Diventata popolare con la trasmissione Lucignolo di Italia Uno, oggi gira in lungo e in largo il Paese. Invitata nei locali e lautamente pagata, Noemi Masoero, 25 anni, in arte Sapphiria DeSade, non disdegna le feste private dove, davvero, riesce a dare il meglio di sè.
La sua specialità è quella di infliggere sofferenze atroci a uomini che, solo così, trovano piacere. Giù la maschera, Noemi Masoero è una ragazza come tante, che ha trovato il successo attraverso le sue performances. Viene dalla provincia torinese, da Casalborgone, dove vive e dove tutti la conoscono.

Piacere sadomaso
«Sono una mistress professionista e una performer fetish», spiega, lasciando stralunato chiunque non mastichi un po’ di spettacoli sadomaso, bondage, pvc e quant’altro ruoti intorno al mondo dell’eros e dell’hard. «Mi spiego: sono un’artista del sadomaso. Mi diverto a far soffrire i miei schiavi. È spettacolo. Ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo frequentando party e feste fetish - racconta la ragazza -. Ero appena ventenne. Dopo il diploma ho lavorato come body piercer ma la mia vera passione sono sempre state le fruste. Sono un’istruttrice federale di equitazione e so bene come maneggiarle».
Dominatrice
Solo che dai cavalli è passata agli uomini...
«Ho l’attitudine dominante, sono una padrona. Agli animali non farei mai del male, ne ho tantissimi a casa. Agli uomini, invece... Io sono mistress per attitudine e non per gioco o moda. Odio le veline che lo fanno solo per apparire e mettersi in mostra».
Una media di cinque spettacoli a settimana, un cachet di circa quattrocento euro per venti minuti d’esibizione. Spettacoli che altro non sono che sottomissioni dei suoi schiavi, con frustate nella schiena, colate di cera sul petto, calci nei genitali, dilatazioni anali, calpestamenti con tacchi alti anche trenta centimetri, controlli del respiro, mummificazioni, sospensioni per i piercing e via di tortura in tortura.

Politici e banchieri
«Politici, banchieri, impiegati, avvocati: non puoi immaginare quanti sono gli schiavi. Conosco gente che sotto la giacca e la camicia va al lavoro con le borchie e le cinghie della sua padrona. Pensa - racconta Noemi - che una volta ad un mio spettacolo era venuto un mio vecchio amico di Casalborgone. Non sapeva di trovarmi lì: quando mi ha vista sul palco ci è rimasto malissimo. Ma quanto era imbarazzato. Chissà perché? Io mi sento davvero a mio agio. Purtroppo, da fuori, questo mondo è visto con troppi sospetti e preconcetti. Invece non c’è niente di male».
Giù dal palcoscenico una vita normale: «A me piace dominare, ma con il mio fidanzato so essere dolcissima. Lui non fa spettacoli, non è uno schiavo professionista e nemmeno gli piace. Ha una pazienza straordinaria, un giorno lo faranno santo...».

Porno veline? Alcune di loro han provato a diventare pornostar ma...

Floriana Panella (Roberta Missoni Gemma) @ Davide Maggio .it

(DavideMaggio-it) Che gran parte delle aspiranti Veline sia composta da ragazze disposte a tutto è facile immaginarlo e, probabilmente, constatarlo. Che sul palco di Veline ci sia stato spazio anche per la protagonista di “Dietro da Impazzire 7” forse era più difficile anche solo pensarlo.

Ma il 25 luglio scorso, a calcare il palco di Veline a Chioggia c’era tale Floriana Panella. Riguardiamo la sua performance…

Siore e Siori, Floriana Panella altro non è che il vero nome di colei che, in arte, fu Roberta Missoni e che attualmente è Roberta Gemma. La fanciulla debutta nella cinematografia a luci rosse con il film “The Order”. In una intervista ha dichiarato: “Sono fondamentalmente una esibizionista. Ne ho avuto una prova tangibile posando per i calendari che ho realizzato. Sono cosciente del mio corpo, mi piaccio e trovo piacere nel mostrare quella che io considero una mia grande qualità, tra l’altro del tutto naturale. Non posso nascondere il fatto di provare un immenso piacere nell’essere osservata, ammirata e desiderata, lo faccio senza forzature e senza accettare compromessi.“ Nella corso della sua carriera entra in contatto con Riccardo Schicchi, grazie al quale inizia ad esibirsi nei locali di lap dance più gettonati di Roma, ma viene notata anche da Tinto Brass, che pare le abbia proposto una parte di rilievo in un suo film. Viene successivamente contattata dalla Sins Factory in cui trova il partner ideale per affrontare nel modo migliore una carriera nel mondo dell’hard.

Ed in effetti la ragazza merita. Forse più come pornostar che come Velina.



Sesso, una ricerca sdogana il sadomaso: "Chi lo pratica è felice".

Lo studio dell'università australiana del Nuovo Galles del Sud.
(4minuti) Le pratiche sessuali sadomaso e bondage non sono dannose per la salute mentale. A sdoganare cuoio, frustini e veneri in pelliccia è una ricerca dell'università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine. Sul campione di 20mila australiani adulti esaminato, è risultato che il 2% prende parte in ruoli sessuali di sadomasochismo, dominazione o sottomissione. Ma contrariamente agli stereotipi, questo non dipende da abusi o mancanze sessuali.

"I risultati - si legge nelle conclusioni della ricerca, coordinata da Juliet Richters - confermano che bondage, disciplina e sadomasochismo (Bdsm) sono semplicemente un interesse sessuale o una sottocultura che attrae una minoranza". Queste pratiche sarebbero inoltre più comuni tra gay, lesbiche e bisex, e i partecipanti risultano più avventurosi sessualmente anche in altri modi. Ma contrariamente a quanto si poteva credere, dice la Richters, "non hanno maggiore probabilità di essere costretti all'attività sessuale e non hanno una tendenza maggiore ad essere infelici o ansiosi".

Anzi, dalle analisi psicologiche gli uomini che ne prendono parte risultano anche più felici della media. Ma questo non deve far pensare al bondage come una cura per la tristezza. L'ipotesi per spiegare questo maggiore benessere psicologico prevede che chi adotta queste pratiche sia più in armonia con sé stesso, perché parte di qualcosa di inusuale in cui si trova a loro agio. Farlo senza esserne convinti o a proprio agio sarebbe quindi deleterio.

Ma intanto la ricerca propone di sdoganare chi si diletta con questi inusuali modi del sesso. "Le persone con questi interessi sessuali - conclude la professoressa Richters - sono viste da tempo, da parte della medicina e della legge, come persone danneggiate e bisognose di terapia, se non pericolose e bisognose di restrizioni legali". Ma se i risultati della ricerca australiana fossero confermati, questi stereotipi potrebbero cambiare.
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Vi mettiamo a disposizioni due trailer che trattano di Bdsm, uno etero ed uno gay. De Gustibus...



Dagli Usa il masturbatore in silicone.

Dagli Usa arriva di tutto. Sono poi sorprendenti nell'inventare oggetti che "aiutano" a fare sesso. Quest'oggetto è una sorta di vagina di morbido silicone (ma può essere anche un ano) che serve ai maschi per masturbarsi. Per parecchio tempo, testimonial di questo "giocattolino" è stato Johnyy Castle, uomo dell'anno 2007 e pare che grazie a lui le vendite siano letteralmente "schizzate" in alto. Ecco come si utilizza.
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Sesso tra gli scheletri in Ateneo. "Ho fotografato il prof nudo".

Torino, la Procura apre un'inchiesta.

(Cronaca qui) Lo scandalo a luci rosse esplode come una tempesta all’università. Mentre voci di corridoio rilanciano con forza l’idea che le molestie sessuali siano una triste consuetudine nei locali della storia scuola di specializzazione in medicina legale, i vertici dell’ateneo respingono con forza l’idea che un concorso possa essere stato truccato proprio in virtù di favori sessuali. E la Procura ha aperto un’inchiesta.

A monte di tutto c’è la sentenza del Tar che ha annullato il concorso per tre posti alla scuola di specializzazione: gravi vizi formali e tutto da rifare. Ma una candidata esclusa, la dottoressa A. sostiene che è stato il suo rifiuto a pesanti avances sessuali a condizionarne la bocciatura. «Già in passato ho subìto molestie sessuali a opera di un professore, anche prima di laurearmi - ha raccontato -. Poi due o tre mesi prima del concorso. Quando hanno visto che ero incinta, non andavo più bene. È arrivata un’altra candidata, molto bella e ha passato il concorso». La dottoressa sostiene di aver conservato le prove di quelle attenzioni cui, in passato, avrebbe ceduto: «Ho una fotografia del professore con il membro di fuori, fatta con il cellulare. E anche degli abiti sporchi che ho conservato». «Sono pronta a raccontare tutto e a mostrare questi elementi se un giudice mi chiamasse. Anche se non vorrei affrontare un processo per evitare di dover raccontare certi particolari. E anche perché io stessa non farei una grande figura, temo» conclude.

In Procura, per il momento, c’è grande cautela. Il procuratore reggente Raffaele Guariniello ha aperto quello che in gergo si chiama “fascicolo K”, ossia con gli atti relativi al caso in questione: «L’abbiamo aperto d’ufficio per poter effettuare verifiche. Occorre valutare se vi siano estremi di reato per cui si possa procedere d’ufficio o se occorra una querela di parte». Nei prossimi giorni verranno sentiti sia la dottoressa A. sia il professore da lei accusato. Nella realtà, le questioni sarebbero due: da un lato le molestie sessuali, dall’altra il falso in atto pubblico. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, afferma la dottoressa A. che «una candidata ha fatto un pessimo compito, gliel’hanno riscritto totalmente». Sull’altro fronte, a parlare è il legale della dottoressa, l’avvocato Marialuisa Capuani: «C’era la volontà della mia assistita di sporgere querela». Quindi, altre vittime di molestie all’interno dell’ateneo? «Lei mi ha parlato di altre due ragazze. Ma per il momento ci eravamo concentrati sul ricorso al Tar, riservandoci di valutare altri elementi in un secondo tempo».

Lo scenario è di quelli che effettivamente fanno scalpore: la dottoressa ha riferito di aver dovuto sottostare alle deviazioni a livello sessuale del suo docente. Si parla anche di incontri ravvicinati e “giochi” nella sala degli scheletri dell’istituto di medicina. Altre studentesse, pur non volendo comparire con il proprio nome e cognome, dicono di aver sempre sentito di molestie sessuali nel dipartimento. Una, in particolare, dice che i due professori presi di mira «non godevano di buona fama». Altri studenti, interpellati dai cronisti, dicono che si tratta solo di calunnie, di invenzioni fantasiose.
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La dottoressa G. La candidata vincitrice. «Niente favori, ho solo studiato».
(Cronaca qui) La dottoressa G. è una delle candidate che hanno passato con esito positivo il concorso poi annullato dal Tar. Ieri ha saputo dai giornali dell’esplosione di un vero e proprio bubbone alla facoltà di medicina. Lei si è classificata al primo posto nel concorso annullato e sa delle accuse di irregolarità mosse da una sua collega. «So che dice che qualcuno ha riscritto il compito - risponde -, ma il mio è assolutamente regolare. Basta verificare gli elaborati: su quel foglio c’è la mia calligrafia».

E per quanto riguarda le accuse di favori sessuali richiesti alle candidate: «Io non ne so niente. Ho passato il concorso perché ho studiato. Certe affermazioni devono essere provate». Affermazioni, quelle della candidata esclusa, che però non riguardano certo soltanto questo concorso, ma che si estendono a tutto l’ambiente dell’istituto, con diverse studentesse e specializzande che avrebbero subìto pesanti attenzioni da alcuni docenti: «Anche di questo non so niente, non ho mai sentito parlare di niente del genere. E comunque io non ne sono stata vittima. Ho passato il concorso perché ho studiato».

Eros, psiche e fantasia. C'è chi descrive scene di necrofilia e perfino sesso con alieni.

Un tempo erano considerate perversioni. Ora gli psicoterapeuti assolvono i nostri desideri proibiti. Perché possono curare molte patologie.

(Paola Emilia Cicecore e Laura Margottini - L'Espresso) Ci imbarazzano quando invadono la nostra mente, disegnando scenari che a volte ci sembrano inaccettabili. Ma possono servire a curare traumi e malesseri che compromettono la serenità della nostra vita sessuale. Per questo gli psicoterapeuti hanno sdoganato le fantasie sessuali, anche quelle più indecenti. Che sono le più frequenti e le più importanti per il nostro equilibrio.

Qualche esempio? Al 90 per cento degli adulti succede di pensare a qualcun altro mentre fa l'amore col proprio partner, il 15 per cento sogna un rapporto a tre, l'11 si immagina sul set di un film porno. E c'è anche chi descrive scene di necrofilia e perfino sesso con alieni. È quanto emerge da un'indagine scientifica sulle fantasie sessuali di 19 mila inglesi sopra i 18. Realizzata dallo psichiatra freudiano Brett Kahr, che l'ha raccontata nel suo ' Indovina chi viene a letto?' (Ponte alle Grazie 2008). "Le fantasie erotiche sono un ottimo indicatore dello stato di salute della società", spiega Kahr: "Sono un prodotto dell'inconscio e contengono informazioni preziose sul nostro rapporto col sesso". Oltre a svolgere funzioni fondamentali per la nostra salute, "ad esempio per soddisfare desideri nascosti o esprimere creatività".

Tanto che c'è chi le usa in terapia. Come Claude Crepault, sessuologo dell'Università di Montreal. Noto per i suoi studi sull'immaginario erotico da cui è nata la sessoanalisi, un approccio terapeutico, spiega lo scienziato canadese, "che punta a utilizzare le fantasie sessuali, che fanno parte della nostra realtà quanto il sesso agito, per aiutare i pazienti a comprendere e correggere le basi inconsce dei disturbi che riguardano la sfera sessuale".

Prima di tutto di quelli maschili. Perché sono soprattutto i maschi ad avere un identità di genere più fragile che può trasformarsi in perversioni o altri eccessi: è la tesi che Crepault espone in un saggio appena pubblicato da Franco Angeli: 'La sessoanalisi. Alla ricerca dell'inconscio sessuale'.

Se la sessuologia clinica punta al sintomo, la sessoanalisi parte dalle fantasie, soprattutto da quelle più inconfessabili, per lavorare sulle motivazioni profonde che stanno dietro ai nostri comportamenti. "In altri termini sulla nostra mappa sessuale, che si crea a partire dalle esperienze infantili e si basa sul modo in cui percepiamo l'identità e l'altro, e sul vissuto di eventi significativi. Arrivando a costruire il percorso sul quale si muove il nostro immaginario erotico", spiega Domenico Trotta, andrologo e psicoterapeuta, curatore dell'edizione italiana del saggio di Crepault.

È un approccio innovativo, utilizzato per trattare un disturbo classico come l'impotenza, quando non sia giustificata da evidenti patologie organiche, ma anche perversioni o disturbi del desiderio. "Pensiamo a un matrimonio non consumato, un evento più frequente di quanto si pensi", spiega Trotta: "È fondamentale chiedere all'uomo, in un colloquio singolo, se ha fantasie di penetrazione. Se questo tipo di fantasie non ci sono, è questo, e non la mancanza di rapporto, a diventare il problema centrale di cui è importante indagare la motivazione.

Come è avvenuto in una coppia di pazienti sposati da 15 anni, ma entrambi vergini: lei sognava un marito dominatore, mentre lui, schiacciato da una madre autoritaria e invadente, è riuscito solo dopo una lunga terapia ad ammettere che avrebbe desiderato una donna in grado di dominarlo e dargli ordini".

Nella stessa ottica, la disfunzione erettile non può sempre essere liquidata come semplice ansia da prestazione: "Spesso entrano in gioco meccanismi più profondi, che hanno a che vedere con le paure nei confronti dell'altro sesso", prosegue il medico: "La sessoanalisi mette l'accento su una paura antica e grave, la paura di perdere la propria identità nella penetrazione", osserva Trotta. E racconta di un suo paziente trentacinquenne, giovane e brillante con problemi di impotenza, che dopo mesi di terapia ha fatto emergere il suo vero problema, raccontando un sogno in cui immaginava di penetrare la sua compagna, e di vedere il proprio pene farsi sempre più sottile.

Inchiesta a luci rosse di Panorama. Un giornalista si finge attore porno.

(carmelo.abbate@mondadori.it - Panorama) Sono diventato un attore porno. Ho iniziato dai sexy shop. Mi sono proposto per fare dei provini. Sono stato respinto. Mi sono offerto a case di produzione, registi, attrici. Sono entrato nel giro. Li ho conosciuti nella vita di tutti i giorni. Sono diventato uno di loro. Sono stato a cena fuori con loro. A casa loro. Sono stato con loro nei club privé. Li ho visti fare sesso lontano dalle telecamere. Partecipare a scambi di coppie con sconosciuti. Ho fatto un corso accelerato con una pornostar. Ho partecipato a uno spettacolo hard con una vera regina del palcoscenico mentre la gente ci acclamava. Ho fatto infine il grande salto: il set, le telecamere, la scena. Ho scoperto guadagni, tariffari anatomici, trucchi del mestiere. Per funzionare bene, per fingere bene. Ho imparato cos’è un face-cam, un come-shot, la posizione scrocchia-galletto. A giudicare un’attrice in base al disegno dei peli sul pube. Ho visto mariti e fidanzati manager, guardoni. Attori che sono la caricatura di loro stessi. Altri bravissimi, professionali. Attrici di una bellezza tale che potrebbero avere il mondo ai loro piedi. Ma forse ce l’hanno già. Ho imparato a non giudicare. Anche se ho scoperto un mondo che visto da fuori appare molto più intrigante che dal vivo. Un mondo nel quale le luci rosse lasciano il posto a fari giganti bianchi davanti ai quali c’è un regista che muove i protagonisti come avesse in mano un telecomando.

Il porno oggi è come un pugile suonato. Vaga stordito per il ring cercando di capire da dove arrivano i colpi. Prima l’avvento dell’home video, le cassette, i dvd, che ha sancito lo storico declino dei cinema a luci rosse e di riviste cult come Le ore. Poi internet, i filmati gratuiti su siti come Amaporn o Youporn, la pay tv e i telefonini. L’industria italiana del sesso, prostituzione esclusa, continua a muovere un giro d’affari annuo superiore al miliardo di euro. E gli ultimi dati lo danno in crescita del 10 per cento. I sexy shop cercano strade alternative e si buttano su oggettistica varia e biancheria intima. La produzione italiana di film è in stallo, stordita dalla concorrenza dei paesi dell’Est Europa. Eppure basta lanciare un appello sul web per la ricerca di un volto per interpretare Moana Pozzi in una fiction e piovono 5 mila adesioni a tempo record. Pochi grandi attori e tante caricature. Poche produzioni di qualità e tanta boscaglia. Dentro la quale ormai può metter piede chiunque. Perfino un giornalista.
Tutto il mondo è gonfiabile visto dall’interno di un sexy shop. Il pene, la vagina, la donna infermiera, la donna maestra, la donna molto vecchia. «Addirittura una mucca è gonfiabile» ammicca il proprietario della boutique di una via centrale di Milano. Lui la sa lunga. Gli dico che mi piacerebbe fare l’attore. Lui non è sorpreso, ne ha già avviati parecchi. Ascolto i suoi consigli. L’unico modo è quello di provarci con chi fa i film amatoriali. I grossi non ti rispondono. Bisogna fare la gavetta, anche nel porno. Mi raccomanda la produzione Cento per cento che fa i film con le mascherine. E il regista Marzio Tangeri «quello che ha lanciato Michelle Ferrari». Mi riempie di numeri di telefono.
La prima telefonata è per Showtime. Risponde una donna, parla con accento inglese. «Noi siamo la distribuzione, la produzione non è in Italia». Dove? «Non lo sappiamo. Mandi una mail, ma sarà molto difficile avere una risposta». Infatti non arriverà mai. Né da Showtime né dalle altre grandi del settore come Pink’o, Atv. Picche pure con Riccardo Schicchi. Chiamo la signora Luce Caponegro, la regina redenta che una volta si faceva chiamare Selen ma adesso per carità non vuole neanche sentire la parola porno. Vuole invece sapere il nome di chi mi ha dato il suo numero. Marzio Tangeri dopo i fasti di Michelle dice che il settore non attraversa un buon periodo, troppo schiacciato da internet e webcam. Si farà sentire lui. Sembra andare meglio con quelli di Cento per cento. «Ok. Ma devi essere pronto a venire a Firenze. Magari anche una volta a settimana». E il provino? «Il provino è già film. Ti metti la mascherina e giri». E i soldi? «Non devi pagare, non ti preoccupare». Ah…! «E allo stesso modo non ti viene rimborsato nulla».
Per diventare attore porno ci vuole uno che ti inserisca nell’ambiente. È così che via via sono entrato a contatto con le persone giuste. Fino a realizzare il sogno di stare seduto a cena allo stesso tavolo con un mito dell’hard. Uno che da Cicciolina a Moana, a Selen, fino ad arrivare alle pornostar di oggi, ha recitato con tutte: Roberto Bob Malone. L’uomo, per capirci, che addirittura una volta che stava a Cannes per il Festival, parole sue, «al ristorante in un tavolo vicino al mio c’era nientemeno che Robert Bob De Niro che a un certo punto si alza e viene al mio tavolo, proprio lui! Bob De Niro!, per salutarmi e per dirmi fac Bob fac tu sei il migliore de best attore facching porno del mondo». Chi mi accompagna mi presenta come uno che ha già iniziato a girare qualcosa. Dico che non è stato facile e che la prima volta per l’emozione non è andata bene. Malone sorride. Gli chiedo come faccia a farsi trovare sempre pronto, qual è il segreto. «Nessun segreto, è solo una questione di professionalità. Sai quello che devi fare e fai».
La cena scivola via in un’atmosfera gioviale e leggiadra. La serata si conclude in un club privé. Dove per entrare se sei un uomo solo paghi 300 euro, una coppia molto meno. Noi niente. Con le attrazioni che abbiamo si entra tutti gratis. L’interno sembra una discoteca come le altre, con una pista e delle poltrone intorno. Ci sediamo, ordiniamo da bere. L’atmosfera si fa un po’ familiare. Il dj abbassa la musica e urla al microfono: «Signori e signore questa sera abbiamo l’onore di avere con noi il mitico Boooob Malone!!!». Che roba, che applausi! Malone prende il microfono saluta gli amici della notte e dice che questa sarà una notte molto speciale. Poi si gira verso di noi e chiede ad alta voce una volontaria per una prestazione sessuale. Ma le presentazioni del dj non sono finite, è la volta della «grande Natasha, la regina incontrastata delle gang bang» che si alza e ringrazia improvvisando uno spettacolo con una ragazza di vent’anni che vuole entrare nel mondo dell’hard «qui c’è il mio numero chiamami ti prego» e una biondina «niente cinema per favore voglio metter su famiglia». Finiscono tutte e tre nude al centro della pista.
Ora Natasha e il marito Sergio vogliono un po’ di intimità. Si spostano nella zona calda. Si entra da una porticina attraverso una tenda. Le luci sono soffuse. Gli uomini e le donne diventano sagome, corpi, pulsioni. Ci sono i box con letti dove si fa l’amore a gruppi. Dalle grandi finestre altri guardano, si eccitano, si accarezzano. Natasha e Sergio entrano in un box, si spogliano, si sdraiano. Fanno l’amore. Come marito e moglie. Come la coppia che entra e si accoppia nello stesso letto. Chi sta alla finestra si gusta fino in fondo Natasha che finisce nelle braccia dell’altro, poi della donna, fino all’apoteosi dell’orgia. È quasi l’alba quando lasciamo il locale alla periferia di Torino. All’uscita si vedono cose diverse rispetto a quando sei entrato. Dove sei, il palazzo intorno, il parcheggio o il distributore vicino. Si va a casa di Natasha e Sergio, un’ora di macchina per assistere allo spettacolo di un’aurora stanca di venir giù ogni mattina a smacchiare le tinte opache delle notti estreme.
Uno dei modi migliori per chi vuole iniziare la carriera di attore nel mondo dell’hard è quello di partecipare a una gang bang con la pornostar Natasha Kiss. Lei guadagna dai 1.500 ai 2 mila euro. Gli uomini, nulla. Dalla sua alcova negli ultimi 5-6 anni sono usciti 12-13 attori. Il più famoso è Omar Galanti, quello che lei posiziona alla destra di Rocco Siffredi, e che oggi intasca 1.000 euro a scena. Ma è solo una eccezione. La regola invece è che se funzioni un minimo nel film successivo arrivi a beccare 200 euro. Ma se non hai delle caratteristiche ben precise, tipo un numero di orgasmi pazzesco o misure titaniche, non ti chiamano più. Discorso a parte per le ragazze, che nei film di Natasha guadagnano più o meno 300 euro. Le più brave 500.
Non è facile iniziare a fare l’attore porno. Dall’oggi al domani ti ritrovi a braghe giù con la Jessica Rabbit della situazione che prima ti si struscia addosso per farti vedere le posizioni e poi si gira verso la tua insegnante e fa delicatamente presente che il tuo elettrocardiogramma è piatto: «Nulla, nulla! Ma questo ce l’ha?». Siamo a Torino. In cattedra c’è Natasha Kiss coadiuvata da una conigliona gommosa. Sui banchi siamo in quattro, due ragazzi e due ragazze. Il corso è sperimentale, quindi gratis. In autunno diventerà parte di un progetto più vasto. La prima cosa che ti insegnano a scuola è il trucco. Non tutti sanno che per gli occhi, per esempio, bisogna prediligere colori caldi: oro, marrone, terra, perché emanano calore. E il rossetto deve essere rosso o tonalità sempre «terracee». Vestizione, regola per le donne: «Le calze autoreggenti devono essere una misura in più» spiega la maestra Natasha. Si tira via il vestito. Puf, rimane nuda. Sotto non aveva neanche le mutande. «Perché se no stringono e provocano il salsicciotto arrotolato sulla gamba». Attenzione uomini: vietato il tanga perché «fa abbastanza schifo». Si passa alle simulazioni. Sembra facile. Invece come ti metti c’è sempre una telecamera che deve vedere prima di te. E per tenerti pronto non ti resta che farti i filmini in testa.
Ormai qualche amico nell’ambiente ce l’ho. Uno chiama Michelle Ferrari e le chiede di darmi un occhio. Le dice che ho già fatto qualcosa e che sta pensando di lanciarmi ad alti livelli. Il risultato è un disastro. Il posto è alle porte di Firenze. Ci sono almeno 500 persone. Ragazze in bikini girano tra i divani. Altre si spogliano, fanno lap dance. Michelle Ferrari ha un contratto di esclusiva con la casa di produzione Pink’o che le passa uno stipendio di 2.500 euro al mese per girare tre film l’anno più due «gonzi», ovvero quelle scene di sesso senza trama da usare qua e là. Michelle fa anche molte serate. Il suo cachet va da 500 a 850 euro. Sale sul palcoscenico per ultima. Le ragazze prima di lei guadagnano sui 100 euro. Oltre allo spettacolino privato con il cliente in camerino dove si fanno pagare 50 euro per 10 minuti di strip. Michelle, oltre a essere bella, è dolce, carina. Mi mette a mio agio, beviamo qualcosa. Poi sale sul palco avvolta da una camicia da notte trasparente bianca. Arriva il mio turno. Balliamo, mi spoglia pian piano. Poi sono a terra. Lei è sopra di me. Si muove, si alza, ritorna. Il pubblico mi urla le cose più sconce, cori da stadio. Sono pietrificato. La gente non gradisce. Michelle alla fine mi consola.
Prima di iniziare a girare, un attore deve mettere il passaporto aperto sulla foto in una mano, la carta d’identità nell’altra, portare i due documenti ai lati della faccia e farsi fotografare. Tutto questo, mi dice il regista «per provare che sei maggiorenne, hai firmato un contratto, hai fatto le foto che sei tu, dopo non puoi più rompere». Poi si firma una liberatoria. Fatte le foto, deve consegnare il certificato medico con i risultati degli esami del sangue: hiv, epatite B e C, clamidia, gonorrea, sifilide. Cosa sulla quale tutti hanno dato prova di non transigere: la data del certificato non deve essere vecchia oltre i ventuno giorni precedenti le riprese.

Max, il regista, è seduto al tavolo del soggiorno. Sta scrivendo la sceneggiatura del film. «Lei arriva, tu le zompi addosso, poi lei scappa…». Io e gli altri attori siamo stravaccati sul divano. Angela Gritti, una delle due pornostar, è andata in camera a cambiarsi. Siamo in quattro. Si scommette sul tipo di disegno che la donna avrà sul pube, ricavato attraverso la rasatura dei peli: asticina, triangolo, cuore o rettangolo? La proprietaria di casa è una bionda svampita burrosa. È con il fidanzato. Siamo in pieno centro storico al terzo piano di un appartamento che dà sul corso principale di una città del Centro Italia. Angela si siede con noi. Mi parla di sé, è una maestra di sci, ha iniziato anche lei con Tangeri, fa l’attrice da 3 anni e va fiera di film come L’idraulico e Ricatto passionale. Dice che il sesso le piace e che se ha davanti un attore in difficoltà lo aiuta. Mi sorride. Max, il regista, ci chiama. È tutto pronto. Si gira un po’ di «commedia». Il regista: «Ok, voi state litigando, suona il pizzaiolo. Tu lo fai entrare, tu Franco te ne vai incazzato e tu invece te lo fai». Silenzio. «Action!». Tutto come da copione. Il pizzaiolo suona, entra e mentre sta per… suonano ancora. Scoppia il panico. Chi è? Chi sarà mai? Angela, la fidanzata del padrone di casa, urla: «È tuo padre. Cavolo è tuo padre!». Il ragazzo corre giù per le scale. Angela: «Gli avevamo detto che eravamo fuori, a Rimini. Nascondetevi! Rivestitevi! Nascondetevi!». Marco va dietro la tenda. Un altro in bagno. Max: «E come faccio con tutte ’ste luci?». La situazione si tranquillizza. Il fidanzato ha bloccato il padre sulle scale. Qualcuno la butta lì: «Possiamo sempre dire che è una festa di laurea. E tu Angela, che sei così elegante, sei proprio la laureata». Angela apprezza: «Sì, alla Bocconi». Risata generale.
Si torna alla scena con il pizzaiolo sul divano. Si fa sul serio. Il regista dice stop. Lei va via in bagno. Lui si tiene in forma come può. Gli altri nella stessa stanza parlano e scherzano dei fatti loro. Lei torna, riprendono. Il regista: «Oh un po’ di sonoro anche!». Uh ah oh sì uh che bel pizzaiolo. Il regista: «Ok stop. Angela vai a prepararti per la prossima scena». Qualcuno si accorge che le tende alle finestre sono aperte. Ma non c’è problema, di là sono in lutto, per questo è tutto chiuso. Caty intanto è in bagno. Tutta nuda davanti allo specchio. Si sta truccando. Ha 23 anni, è ceca, bionda, è arrivata in Jaguar. Questo lavoro le piace da morire e non vorrebbe fare altro. La prima volta che ha girato una scena ha guadagnato 500 euro. Oggi ha un suo tariffario che va da 350 euro a 500, 750, fino a 850 euro in base al tipo di performance che le viene richesta. Caty sogna di comprare una casa nella Repubblica Ceca.
Grazie al mio contatto la settimana dopo vengo chiamato in un set di alto livello. La location è su una splendida villa che si affaccia su un grande lago del Nord per l’affitto della quale il proprietario si mette in tasca 1.000 euro al giorno. Qui ci sono due stelle del porno di oggi: la mora Sofia Gucci e la bionda Bambola che danno il massimo durante una scena di lesbo e poi di gruppo. La professionalità è altissima. Ci sono più telecamere, monitor, truccatrici, assistenti. Ed è assolutamente vietato sbagliare. Il resto è tutto una compilation di uh ah uh oh e posizioni e immagini già viste e sentite.
In questo il cinema pornografico dei giorni nostri non è diverso rispetto a quello di Moana e Cicciolina.

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